CAFFE’ FINANZIARIO DEL 25.04.2021 (il Recovery Fund o Next Generation)

Eccomi con l’ultimo articolo del weekend.

Mi sono preso qualche ora in più ma meglio documentarsi prima di scrivere qualche cavolata.

La domanda che negli ultimi mesi spesso mi è stata posta e che di siamo posti un po’ tutti è stata: ‘Cosa prevede il Recovery Fund o Next Generation Plan?’

❇️ Una domanda alla quale è un po’ più semplice rispondere oggi, con la bozza presentata all’esame del Consiglio dei Ministri che, secondo quanto affermato dal premier Mario Draghi, avrebbe ricevuto il via libera dalla Commissione Europea.

Siamo in un momento fondamentale per il futuro dell’economia del nostro Paese, considerata l’importanza del piano per il rilancio dell’Italia dalla crisi pandemica.

Il Recovery Plan è stato al centro delle tensioni in maggioranza sabato 24 aprile, tanto che è stato necessario rinviare il CdM di quasi 12 ore e alle 24.00 era ancora in pieno svolgimento.

✅ Il documento è più che mai strategico: contiene il cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza, ovvero il “programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19”.

Si tratta quindi delle linee guida dettagliate, con programmi di riforme e voci di spesa, che serviranno all’Italia per utilizzare al meglio i 221,5 miliardi di euro complessivi in arrivo da Bruxelles.

Nella bozza si parla di un “ambizioso progetto di riforme con quattro importanti riforme di contesto”, vale a dire quelle della pubblica amministrazione, della giustizia, di semplificazione della legislazione e di promozione della concorrenza.

Il consiglio dei ministri ha esaminato il testo per inviarlo in approvazione al Parlamento e quindi a Bruxelles entro il 30 aprile.

A sbloccare le tensioni tra le varie forze di maggioranza sarebbe stata una telefonata fra Draghi e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che avrebbe sostanzialmente dato il benestare al Piano italiano.

La notizia è stata confermata dal Ministro delle Finanze Daniele Franco che ha affermato che la “lunga e serrata interlocuzione con Bruxelles” è andata a buon fine.

📌 Recovery Plan, cosa prevede: ecco la bozza

Il documento di 318 pagine detta il progetto economico nazionale di rilancio, quello che trova le sue basi proprio nelle risorse che verranno erogate in base al Piano nazionale di ripresa e resilienza che ogni Stato deve presentare all’Unione europea.

✳️ Tra rinnovamento del mercato del lavoro, snellimento dei procedimenti burocratici e arricchimento delle infrastrutture, si tratta di un piano che lo stesso presidente del consiglio Draghi, identifica come in grado di significare un +3,6% sul PIL del Paese per il 2026.

Una previsione contenuta proprio nella premessa al documento stilata dall’ex numero uno della BCE, che parla di progetto “per un Paese più moderno”:

“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. L’Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno”.

Uno sforzo che vuole dire un aggiornamento per quel che riguarda progetti e obiettivi su più fronti, tra i quali spiccano sviluppo e mobilità sostenibile, ambiente e clima, idrogeno, automotive e filiera della salute.

📌 Stando a quanto si capisce dal documento di programmazione quindi, i punti di maggiore evidenza del Recovery plan – nella bozza definiti “missioni” – possono essere per il momento così riassunti :

• Digitalizzazione

• Innovazione, competitività e cultura

• Rivoluzione verde e transizione ecologica

• Infrastrutture per la mobilità sostenibile

• Istruzione e ricerca

• Inclusione e coesione

• Salute

Un Piano che per l’Italia vale circa 221,5 miliardi di euro per i prossimi sei anni il Recovery Plan, una cifra che deve rappresentare la base sulla quale costruire il rilancio economico del Paese post-pandemia.

Di questi, 191,5 miliardi di euro sono finanziati direttamente dall’Europa, mentre 30 sono i miliardi previsti dal fondo complementare.

Le cifre saranno ripartite di fatto per quelle che nella bozza vengono definite “missioni”, tra le quali spicca la cosiddetta transizione ecologica con i 57 miliardi di euro destinati.

Poi digitalizzazione, competitività e cultura con 42,5 miliardi, istruzione e ricerca con 31,9 miliardi, mobilità sostenibile con 25,3 miliardi, inclusione e coesione con 19,1 miliardi e salute con 15,6 miliardi.

🔸 Digitalizzazione

Oltre 6 miliardi di euro per banda larga, 5G e un più generico sforzo sul fronte della mobilità digitale del Paese anche in termini di infrastrutture. In evidenza l’obiettivo di accessibilità della connessione veloce per oltre 8 milioni di famiglie.

🔸 Innovazione, competitività e cultura

Spiccano gli oltre 6 milioni di euro per progetti di ricercatori sul territorio nazionale, come piano per “trattenerli all’interno del sistema economico italiano”.

Poi digitalizzazione del patrimonio informativo di archivi, biblioteche e musei e 2,4 miliardi di euro alla cosiddetta “rigenerazione culturale” di piccoli punti turistici e culturali, aree rurali e periferie urbane.

🔸 Rivoluzione verde e transizione ecologica

Tra rinnovo degli autobus, navi green e quasi 3 miliardi di euro ai porti italiani, è un piano improntato alla sostituzione di mezzi e sistemi inquinanti sul territorio quello della cosiddetta «rivoluzione verde», con fondi destinati poi alla ricostruzione delle zone distrutte dai terremoti del 2009 e del 2016.

Mentre l’altro atteso tema della transizione ecologica quantifica in 6,7 i miliardi destinati all’incremento della quota di energia in arrivo da fonti rinnovabili e 2,1 miliardi per il fotovoltaico sui terreni agricoli.

🔸 Infrastrutture per la mobilità sostenibile

Per i trasporti massimo sforzo sul taglio delle ore di viaggio da regione a regione, con investimenti messi in conto soprattutto su Alta velocità e strutture ferroviarie regionali, dall’ampliamento al restyling.

🔸 Istruzione e ricerca

Rispetto all’ultima bozza del governo Conte, cresce l’investimento per l’istruzione del piano (per fortuna mi viene da affermare). Dai precedenti 26,66 miliardi previsti infatti si passa agli attuali 31,9 miliardi: 24,1 miliardi saranno destinati a nuovi progetti e 7,7 a quelli già in essere.

🔸 Inclusione e coesione

Combattere la “povertà educativa” per i minori al Sud, la riqualificazione di beni confiscati alla criminalità organizzata e rinnovamento, arricchimento e ristrutturazione delle carceri a spiccare nei piani destinati ad inclusione e coesione, per i quali sono destinati 19,1 miliardi di euro in totale.

🔸 Salute

Più nello specifico il comparto relativo alla salute vale 19,7 miliardi di euro per la sanità: oltre ai 15,6 del Recovery infatti vanno aggiunti gli 1,71 miliardi del React Eu e i 2,39 miliardi del fondo complementare.

La bozza spinge inoltre all’individuazione di “un centro di eccellenza per le epidemie”, ponendo il tema dei virus emergenti come cruciale anche in ottica futura: “L’andamento delle epidemie nel XXI secolo segnala la necessità di un’attenzione particolare alla circolazione e diffusione dei virus, in particolare dovuti a fenomeni di spillover. L’individuazione di un centro di eccellenza per le epidemie consentirà una più pronta e efficace risposta della comunità scientifica nazionale.”

📌 Recovery Plan: le riforme

Le riforme rappresentano una delle ambizioni principali, se non le più difficili, all’interno del piano.

Sono 5 le riforme che possono essere individuate nella bozza, anche se quella più massiccia, la riforma della pubblica amministrazione, ne comprende al suo interno altre. Le possiamo così ripartire:

• Riforma della pubblica amministrazione, che comprende al suo interno trasformazione, accesso e competenze;

• Riforma del sistema della proprietà industriale;

• Riforma della formazione obbligatoria per la scuola;

• Riforma delle politiche attive del lavoro;

• Riforma della medicina territoriale.

📌 Governance: chi gestirà i fondi per il Recovery Plan?

Sul tema della gestione la prima bozza del Recovery, quella del governo Conte, non si presentava esattamente chiarissima, dando adito a uno scontro politico tra Conte e Italia Viva.

Di fatto a richiedere la creazione di una governance per i progetti alla base del piano è stata proprio l’Unione Europea.

Questo è un punto che contiene di sicuro specifiche e indicazioni più chiare nell’attuale bozza, con un esplicito riferimento a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio per la gestione del Recovery Plan: “La supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti.”

Si tratta di una “struttura di coordinamento centrale” presso il ministero dell’Economia che svolge un’attività di coordinamento e supervisione, affiancata da “una struttura di valutazione e una di controllo, Il comitato supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Ue”.

❗️Nei prossimi giorni avremo probabilmente un quadro più chiaro di tutti i progetti in ‘cantiere’ . Una cosa possiamo affermare già oggi: NON si può sbagliare, NON possiamo gettare alle ortiche questi soldi che pesano come macigni sulle spalle delle generazioni future

Mi farebbe enormemente piacere un tuo messaggio di feedback su quanto ho scritto.

Se lo hai trovato utile condividilo con amici e conoscenti che molto probabilmente non sono informati su questo argomento e vorrebbero iniziare a saperne qualcosa di più.

A presto

Simone

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